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blog di politica e attualità

9/22/2008

Gli italiani tutti razzisti

Negli ultimi mesi non si sente ripeter altro,ma specie negli ultimi giorni da quando nel casalese la mafia ha fatto una mattanza di ghanesi e dopo l’omicidio del ragazzo in via Zuretti a Milano ma siamo veramenti che sia cosi ?siamo veramente un popolo di razzisti o siamo solo un popolo di coglioni?

Io opto per la secondo, l italiano medio da che mondo e mondo è un bonaccione,non è una persona cattiva a meno che qualcuno non li pesti i piedi,siete convinti veramente che l omicidio nel casalese di 6 uomini di colore sia avvenuto perchè la comunita ghanese non pagava il pizzo?o magari sia stato solamente unregolamento di conti perchè i neri portano via una fetta del mercato di prostituzione e droga,perchè come dicevamo l italiano non medio anche se mafioso non spara a un poveraccio che fatica a mettere in tavola un pezzo di pane,non credete che si stato un fatto punitvo verso quella comunita?diciamo un avvertimento!

Oppure siete convinti realmente che i padroni del bar in via zuretti abbiano ammazzato quel ragazzo in quanto nero?oppure che l abbiano ammazzato per un pacco di biscotti?ma sopratutto siete cosi convinti che quel ragazzo con i suoi sei amici si sia comportato cosi bene dentro quel bar...o che pure abbia combinato di tutto infastidito i proprietari che sentitisi minacciati si sono difesi in eccesso,ma che sopratutto quell omicidio sia stato una disgrazia...un perdita di controllo che poteva succeddere

Ma secondo voi sopratutto è giusto che un rom non venga identificato tramite le impronte digitali visto che la maggior parte di loro viene arrestato per decine di reati e fornisce ogni volta generalita diverse per rimanere impunito...vi sembra giusto che non vengano schedati?

Ma sopratutto è giusto che uno straniero protesti in strada prendendosela con la polizia e danneggi le proprieta degli altri?non andrebbero puniti x i danni arreccati come si fa con gli italiani?

Alllora se le disgrazie e i tentantivi di mettere delle regole voglia dire essere rezzasita,allora io sono il primo dei razzisti perchè non voglio che il paese in cui vivo sia Disneland dove ognuno fa quello che vuole solo perchè è diverso da me!

L’italia non è un paese di razzisti ma sono loro che molte volte ci fanno diventare cosi,perchè la gente che viene in Italia si comporta bene e non crea casini solitamente viene accetta quasi sempre tranne che in pochi casi.

9/1/2008

non sono tifosi ma idioti

MILANO (Reuters) - Ammontano a oltre 500.000 euro i danni provocati ieri sul treno in partenza da Napoli assaltato da un gruppo di tifosi partenopei senza biglietto che volevano andare a seguire la partita di calcio della loro squadra con la Roma all'Olimpico.

Lo ha riferito oggi in una nota Trenitalia, precisando che la cifra è frutto di una prima stima dei danni provocati sull'Intercity Plus 520, che è stato "completamente danneggiato".

Secondo le Ferrovie sul treno sono state distrutte intere carrozze, sfondati i soffitti e alcuni sanitari sono stati abbandonati nei corridoi del treno.

"A questa cifra vanno aggiunti i costi del fermo, almeno un mese, delle carrozze danneggiate, e dei danni per i ritardi subiti dai 300 passeggeri costretti a cambiare treno", si legge nella nota.

I passeggeri che ieri sono stati coinvolti nei disordini hanno fortemente protestato per essere rimasti in balia degli atti di vandalismo con l'impossibiltà di giungere alle loro destinazioni.

Trenitalia - dicendo anche che proseguirà sulla via della "tolleranza zero" intrapresa due anni fa - fa sapere che non sarà programmato alcun treno speciale per i tifosi e si andrà avanti di volta in volta nella ricerca delle responsabilità per i danneggiamenti.

"Saranno quindi i tifosi responsabili degli atti vandalici a dover pagare, non lo Stato come avveniva in passato", scrive nella nota.

Secondo Trenitalia, nella passata stagione sono stati 24.000 i tifosi trasportati su normali convogli, per un attivo di 770.000 euro contro i 1.827 di costi per treni speciali e danni subiti nella stagione precedente.

non sono tifosima idioti!perchè non proibiamo tutte le trasferte di calcio per un anno come lezione?

7/29/2008

Boia a chi lo molla!

Questo è il tuo cane :
 
 
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Pensa se finisse cosi :
 
 
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O ancora peggio cosi:
 
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Boia a chi lo molla !
 
 
 
 
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se lo molli 6 tu il vero bastardo!
 
 
7/21/2008

Fannie e Freddie

Fannie e Freddie sono due istituti di credito degli Stati Uniti. Vendono mutui immobiliari. Sono come Ginger e Fred, ma non ballano su un set cinematografico. Danzano sul baratro del fallimento. Le loro azioni sono crollate nel mese di luglio.
In caso di bancarotta Fannie e Freddie lascerebbero un buco di 5000 miliardi di dollari, la metà del debito pubblico americano. Dovrebbe intervenire lo Stato nazionalizzandole con un automatico aumento del costo del denaro e delle tasse. In Italia è come se fallisse contemporaneamente la maggior parte delle imprese quotate in Borsa. Fannie deve rimborsare 216 miliardi di dollari entro un anno, Freddie un po’ di più, circa 291 miliardi. I soldi non ci sono. Per due motivi. Le rate dei mutui non vengono più pagate e nessuno sottoscrive nuovi mutui. In sostanza il mercato immobiliare non c’è più.
La gente non ha più soldi e il costo del denaro è salito. Inoltre, il valore delle case è crollato e le banche sono piene di case ipotecate. Nella pancia dei bilanci delle banche ci sono ancora immobili valutati al valore precedente alla crisi dei “subprime”. Le banche non vogliono svalutare, alcune non se lo possono permettere, il loro valore azionario crollerebbe. Fannie e Freddie rappresentano uno tsunami finanziario che in un modo o nell’altro arriverà da noi. I prezzi degli immobili in Italia sono drogati da un cartello di società immobiliari. Il centro delle città non ha più scopi abitativi, ma di lucro. Il prezzo degli appartamenti non ha alcun legame con la realtà. Le società immobiliari stanno da tempo, in uno strano silenzio dei media, perdendo il loro valore in Borsa. Da gennaio 2008 le prime nove società del settore hanno perso 2,4 miliardi di euro, circa la metà della loro capitalizzazione. Pirelli Real Estate, un po’ di più della media: il 57,82%. Il crollo del mercato immobiliare in parte c’è già stato. Chi aveva un euro di azione a Natale, si ritrova con 50 centesimi prima delle vacanze.
Il valore delle case è mantenuto alto in modo artificiale. Le grandi città sono invase da cartelli di vendita e di affitto e intanto si costruiscono sempre nuovi alloggi in periferia.
La cosa strabiliante è che la crisi vera non è ancora arrivata. Negli Stati Uniti le banche a rischio fallimento sono circa 90. Una, Indy Mac, ha chiuso venerdì. Il terzo fallimento negli Stati Uniti per importanza del dopoguerra. Le file della gente che ritirava i risparmi sono la fotografia della situazione.
Qualche consiglio: non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari. Fannie e Freddie stanno arrivando.
 
7/14/2008

ci sono le prove volevano distruggere lasanità in abbruzzo

Ci sono le prove. Stavano distruggendo la sanità in Abruzzo". Il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi convoca una conferenza stampa per parlare dell'inchiesta che ha portato all'arresto del governatore Ottaviano Del Turco. "Meglio evitare di mandare in circolo notizie infondate e contraddittorie", dice il magistrato. E spiega: "Gli arresti sono stati spiccati perchè erano pronti provvedimenti che avrebbero buttato non in ginocchio, ma sottoterra la sanità abruzzese". Prove schiaccianti, le definisce il pm, "una valanga di prove che non lasciano spazio a difese". Apre il fascicolo ed elenca fatti e circostanze che ha raccolto in due anni di indagini.

I soldi. Secondo l'accusa, "ci sono prove del pagamento di una barca di soldi, circa 30 miliardi di vecchie lire, 15 milioni di euro che avrebbero potuto far funzionare l'ospedale di Pescara e tutti quelli abruzzesi invece di arricchire qualcuno". Secondo il pm, a Del Turco e ad altre persone arrestate sarebbero andati 6 milioni di euro di tangenti; stessa cifra a Luigi Conga, ex manager della Asl di Chieti, mentre 3 milioni di euro, richiesti e non versati del tutto, sarebbero andati a finire nelle tasche di altri indagati che però non sono stati raggiunti dall'ordine di custodia cautelare.

Un milione per gruppo senatori. Un milione di euro, scontato poi a 750 mila, furono chiesti da Del Turco all'imprenditore Angelini, grande accusatore del presidente della Regione. Servivano, disse Del Turco, per portare otto senatori con sé nel neonato Partito democratico. In cambio la Giunta regionale avrebbe adottato provvedimenti favorevoli all'imprenditore delle cliniche private. "Gli furono promesse - ha riferito il procuratore - anche protezioni da eventuali ispezioni delle forze dell'ordine nelle sue strutture". Le richieste di denaro all'imprenditore Angelini, ha detto il pm, sono andate avanti fino allo scorso mese di febbraio.

Le prove. "Abbiamo riscontrato l'80% dei fatti", ha detto il magistrato. "Ci sono puntigliosi riscontri da intercettazioni, documenti; abbiamo trovato tutte le ricevute dei prelevamenti. Nell'auto (una Porsche; dr) di Luigi Conga, l'ex manager della Asl di Chieti, è stata trovata una valigetta contenente 113 mila euro. Abbiamo pure i ticket dei telepass autostradali di quando i soldi venivano portati a Collelongo" (Collelongo è la residenza abruzzese del presidente Ottaviano Del Turco). Una parte delle tangenti sono state investite per acquistare case; altri soldi sono stati versati su conti correnti riconducibili alle persone indagate. E poi ci sono le registrazioni dei colloqui che l'imprenditore Vincenzo Angelini ha avuto con i politici corrotti.

"Temevamo inquinamento delle prove". Il procuratore di Pescara ha spiegato che le ordinanze di custodia si sono rese necessarie per evitare la reiterazione del reato e, in particolare, l'inquinamento delle prove. "Non abbiamo messo le manette a nessuno, non c'è stata nessun spettacolarizzazione: non ne abbiamo bisogno", come "è veramente assurdo - ha detto il pm replicando a distanza alle parole del premier Berlusconi - che in una vicenda simile si parli di teorema".

Le pressioni di Del Turco. Dopo aver saputo delle indagini della Procura di Pescara, Ottaviano Del Turco chiese un incontro al procuratore generale de L'Aquila passando attraverso un comune amico. L'incontro ci fu, ma al termine del colloquio, il pg informò il collega pescarese e gli inviò una relazione allegata agli atti dell'inchiesta.

(14 luglio 2008)www.repubbblica.it
7/9/2008

nisseo madonia si è preso 30 anni!( era ora! )

Il boss di Caltanissetta Giuseppe "Piddu" Madonia e' stato condannato a 30 anni di reclusione per l'omicidio di Filippo Tuttobene, pastore di Pietraperzia (Enna) assassinato il 25 giugno 1986. Il processo con il rito abbreviato si e' svolto davanti al Gup del tribunale di Caltanissetta Paolo Scotto di Luzio, che ha accolto la richiesta del pm Rocco Liguori. A svelare i retroscena del delitto a distanza di 21 anni sono stati recentemente il pentito Ciro Vara e l'ex collaboratore di giustizia Calogero Pulci arrestato il 15 luglio dello scorso anno con l'accusa di progettare omicidi e attentati per scalare i vertici della famiglia mafiosa di Sommatino. Secondo i pentiti Madonia ordino' il delitto del pastore ai suoi affiliati della famiglia di Sommatino per fare un favore alla cosca di Enna, che voleva la morte di Tuttobene. Il pastore era infatti ritenuto l'autore di una serie di furti di bestiame che stavano mettendo in difficolta' i boss ennesi Toto' Saitta e Liborio "Borino" Micciche'. Tuttobene, che era pluripregiudicato, agiva senza alcuna autorizzazione dei capi cosca ennesi e i suoi furti mettevano a rischio credibilita' e l'autorita' dei due potenti capifamiglia. Dopo la scomparsa del pastore i carabinieri di Sommatino rinvennero in una galleria abbandonata l'auto del pastore all'interno della quale trovavano i suoi resti carbonizzati. Secondo la ricostruzione dei pentiti Tuttobene venne attirato in un ovile nelle campagne nissene, strangolato e finito con un colpo alla testa. Il cadavere venne caricato sull'auto della vittima che fu data alle fiamme nella galleria abbandonata.
 
 

El gordo ( la figura di cacca della polizia spagnola )

Purtroppo c'è ancora buio pesto sull indagine del caso d'omicido di Federica Squarise la 21 enne scomparsa a Lloret de Mar la notte del 1 luglio. C'è una certezza per nell indagine : il cadavere rinvenuto lunedì scorso nel parco pubblico di Lloret de Mar è quello di Federica lo si è capito dall autopsia  fatta sul cadavere irriconoscibile ritrovato in un parco di lorent del mar alcuni giorni dopo la sua scomparsa la notte del primo luglio dopo una feste in compagnia di alcuni ragazzi sudamericani conosciuti in vacanza tra cui un ragazzo con il quale federica è stata vista allontanarsi la notte del primo luglio a notte fonda da alcune telecamere.

Il ragazzo sopranominato in spagna el gordo non ha pero fornito aalla polizia una descrizione precisa della serata nella quale sono state trovate durante l indagine una serie di incongruenze tra quelle che erano le prove e il racconto del ragazzo uruguaiano,insomma sintomi che dovevano essere di presagio per tutti, che il ragazzo forse non raccontava la verita alla polizia,ma essendosi consegnato alla polizia spontaneamente non fu iscritto al momento nel registro degli indagati il ragazzo e neanche messo aglia arresti e di conseguenza è stato lasciato a piede libero

Un grave errore questo della polizia spagnolo che ha permesso difatti al ragazzo di scappare e diventare un latitante,credo che in Italia una cosa del genere nn sarebbe mai successo poi che appena i pm appena ascoltato il ragazzo e il suo racconto incongruente con delle prove oggettive lo avrebbero fatto arrestare e iscritto nel registro degli indagati anche solo nel caso di una persona scomparsa,e mi chiedo per chè in sapgna non l hanno fatto?perchè se lo sono fatti scappare cosi?che figura di merda che hanno fatto i pm sapgnoli!dovrebbero essere puniti per un errore del genere!

6/16/2008

2500 soldati nelle citta.finalmente!

negli ultimi giorni è stato annunciato dal nuovo ministro della difesa Ignazio La russa dell impiego dei 2500 soldati che verrano impegnati nelle città per aiutare le forze dell ordine nel pattugliamento e perlustrazione nelle città e nelle aree metropolitane,una piccola goccia nel mare,ma che comunque potra contribuire nel tentativo di contrastare la criminalità,basti pensare che nel nostro paese la criminalita è aumentata del 12 % e che gli stupri sulle donne crescono ogni anno,finalmente un segnale di questo governo giusto,forte,anche se piccolo!
Anche se come dice il sindacato dei poliziotti sono 10 anni che le assunzioni di nuove forze dell ordine è bloccato e sarebbe giusto riaprire il concorso per farli ma usare i soldati per combattere la criminalità puo essere un buon pagliativo!perchè io mi domando perchè mandare i soldati nelle missioni di pace o a combattere in afghanistan quando abbiamo in Italia un sacco di problemi?è giusto che vengano usati qua e non all estero finche non avremo risolto tutti i problemi in Italia sull emergenza rifiuti e sulla crimanalita e allora mi domando perchè molti esponenti del pd contrastano l impiego dei soldati nelle città?specie quando sono cosi utili per tutti!
bah...non li capisco,come non ho capito perchè la sinistra quand era al governo non ha firmato il trattato di shegher per tenere i romeni fuori dall Italia e il risultato è stato l aumento della ciminalità,quindi questa dei soldati puo essere la soluzione giusta !anzi io ne userei molti di piu di soldati perchè in citta come napoli ne servirebbe uno a ogni angolo con fucile puntato per tenere l ordine,MA PER ORA MI ACCONTENTO DI QUESTO PICCOLO SEGNALE.
6/15/2008

Brunetta:L'italia degli sprechi

nche il ministro si è autodenunciato, dal sito del suo dicastero si apprende che Renato Brunetta, quale capo del Dipartimento economico del governo Berlusconi, nel 2006 percepì 22.464 euro, cifra rispettabile, ma giustificata.

Va doverosamente premesso, consultando le tabelle rese pubbliche da Brunetta, che è necessario un distinguo tra l'importo previsto e stanziato per le consulenze e quanto effetivamente pagato, sovente si tratta di somme erogate in tre, cinque anni.
Certo è che la politica degli sprechi da di sè un'immagine sempre più concreta.

Per curare gli aspetti legali della privatizzazione di Alitalia, sono stati incaricati lo studio Chiomonti e la Merrill Liynch, la prima consulenza è costata 405 mila euro, quella della banca d'investimento americana non è dato a sapere. Comunque certamente troppo, considerata la conclusione della vicenda della compagnia di bandiera.
Anomalo anche il caso dell'Agenzia delle Entrate, tra il 2004 ed il 2005 è stato pagato oltre un milione di euro ad Rti e Ct partners, per il monitoraggio dei contratti stipulati con la Sogei, che altro non è che la società informatica controllata dalla stessa Agenzia. In pratica controllante e controllata temevano imbrogli nei loro rapporti.

Ma la parte del leone nelle consulenze d'oro o inutili la fanno i Comuni.
Torino, ad esempio, sarebbe sopravvissuta anche senza lo studio del Politecnico sulla "Applicazione di analisi a rischio sanitario-ambientale dei campi in erba sintetica", costata 54 mila euro. Mentre al signor Tarditi, che si è occupato di stilare un "vademecum sui prodotti ittici", sono andati poco più di tremila euro.

A Milano tengono particolarmente agli accessori in dotazione ai vigili. Pagati 492 euro al signor Ceriani "Per il collaudo fornitura delle sciarpe per la Polizia municipale" e 67 al signor Baire per "collaudo pellami". Ma il capoluogo lombardo affida consulenze per corsi di ballo normale e liscio, naturopatia ed iridologia e non poteva mancare il decoupage.

A Roma il gettone di presenza per i membri della commissione "Barbieri e parrucchieri" valeva 2238 euro. La capitale ha speso 1,5 milioni di euro per il corso di informatica dei dipendenti comunali.. Anche qui, il signor Corso è consulente per il collaudo del vestiario dei vigili, però è pagato meglio che a Milano, 1300 euro.
 
articolo tratto dal sito : lavoceditalia.it
6/10/2008

Berlusconi e le intercettazioni telefoniche

pochi giorni fa sul palco di confindustria Berlusconi ha reso nota la futura proposta di legge per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche proponendo cinque anni di carcere per chi ne fa uso illegale, questa la pena che il governo vuole introdurre nel nostro ordinamento ed è quanto prevede un provvedimento che sarà all'esame del prossimo Consiglio dei ministri.
Le intercettazioni potranno essere usate solo in casi di reati di mafia e pochi altri,insomma una legge ha detta di Berlusconi per proteggere l persone che vengono intercettate,in modo che i loro fatti privati non vengano buttati in pasto all opinione pubblica,ma è una legge restittiva a troppi pochi reati che permettera l intercettazioni telefoniche  troppi pochi casi,lasciando al di fuori alcuni reati,con la legge che il governo propone non sarebbero state possibile le indagini per tanti crimini non avrebbero trovato il loro colpevole, per i reati di corruzione o concussione, per quelli finanziari e persino per quelli legati alla criminalita' organizzata che, come ci dice l'esperienza, spesso sono intrecciati a questo fino ad arrivare a reati peggiori come la pedofilia.
Al posto di limitare i magistrati nelle loro indagini non sarebbe meglio che le intercettazioni telefoniche rimanessero libere?punendo solo chi divulga la vita privata di terzi,cioe tutti gli elementi che non riguardano un indagine non possono esserdivulgati,non sarebbe una cosa piu giusta?e sopratutto siamo sicuri che berlusoni non stia facendo l ennesima legge a personam?
visto che il premier e indagato per presunta corruzione a causa di una telefonata con agostino Sacca presidente di rai fiction.
ma a parte tutti questi discorsi un altra certezza ce l ho ,che se questa legge servira per fermare le indagini della magistratura nei confronti di molti politici presenti in parlamento verra approvata ad una da tutti gli schieramenti politci di destra e di sinitra perchè sara una legge che para il culo a tutti e che fara diventare illegali e quindi prescritte alcune indagini,ma speriamo che non sia cosi
6/4/2008

fame nel mondo crisi drammatica,piu agricoltura meno biocarburanti

 

Al via il summit mondiale della Fao. 854 milioni gli affamati del pianeta
Potrebbero arrivare a un miliardo. Prezzi di alimentari +83% in tre anni ( questo è il primo dato su cui riflettere)

 
ROMA - Un piano d'azione globale per garantire
la sicurezza alimentare, affrontare i cambiamenti climatici e regolamentare la produzione di biocarburante che sottrae spazi all'agricoltura e provoca l'aumento dei prezzi. Se questa è la sfida sul tavolo per i capi di stato e i 4.749 rappresentanti di 183 Paesi chiamati a Roma per il summit della Fao su "La Sicurezza alimentare", il primo giorno di incontri conferma non solo la diagnosi ma anche la terapia. A cui si aggiunge la richiesta che viene dai paesi più poveri di poter garantire coltivazioni locali alle popolazioni. Una piccola sintesi di numeri per fotografare la situazione che hanno davanti agli occhi i delegati. Nel 1996 erano 800 mila le persone affamate. Uno degli obiettivi del Millennio era quello di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone con problemi legati al cibo. Ma nel 2006 quel numero è cresciuto (854 mila) e visto l'aumento dei prezzi alimentari dell'83 per cento negli ultimi tre anni, nei prossimi anni potrebbe essere un miliardo le persone che non riescono ad avere i livelli necessari di alimentazione. Insomma, non c'è più tempo da perdere. E il grido d'allarme, la necessità "di passare dalle parole ai fatti", è stato oggi il senso di tutti gli interventi, da quello del segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon a Jacques Diouf, direttore generale della Fao che è l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di pianificare le politiche agricole nel mondo.

Napolitano e Berlusconi: "Dalle parole ai fatti"
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha aperto i lavori parlando di "crisi drammatica" per superare la quale "non si può fare affidamento sulle virtù riequilibratrici del mercato". Quindi, meno parole e più fatti. Un concetto ripreso anche dal premier Berlusconi che ha presieduto la prima parte della sessione. "Mi riconosco nella parole di Napolitano" ha detto il premier: "E' il tempo delle azioni rispetto a quello delle parole". La fame nel mondo è un "grave e terribile problema", una "situazione difficilissima", un "tragico momento" da affrontare mettendo "a disposizione risorse concrete". Berlusconi ha chiesto di "togliere i vincoli Ue per gli aiuti ai Paesi poveri".

Ban Ki Moon e Diouf: "Meno protezionismo, più derrate"
. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha proposto un piano strategico globale con misure a breve e a lungo termine per frenare l'impennata dei prezzi dei generi alimentari. Alla base, un aumento degli aiuti all'agricoltura per arrivare nel 2030 ad aumentare del 50 per cento la produzione di cibo. Ricetta rilanciata dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, per il quale "servono 30 miliardi di dollari l'anno". "I protezionismi distorcono il mercato" e per fronteggiare la crisi alimentare "serve produrre il 50% in più di derrate alimentari entro il 2030". "Come possiamo spiegare alla gente di buon senso - ha sottolineato con forza Diouf - che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all'anno per riuscire a nutrire gli 862 milioni di affamati?". Immediata la replica di Ban Ki-Moon: "Occorre agire oggi e agire subito perchè la popolazione mondiale nel 2015 arriverà a 7,2 miliardi di persone".

Onu e Fao attaccano i paesi industrializzati. Ban Ki Moon e Diouf usano un linguaggio netto, più da ong che da istituzioni. "E' incomprensibile - dicono - che nel 2006 siano stati impiegati sussidi per un ammontare di 11-12 miliardi di dollari per deviare dal consumo umano 100 milioni di tonnellate di cereali soprattutto per soddisfare la richiesta di combustibile per automezzi". Altro paradosso delle economie dei Paesi Ocse - dice ancora Diouf - è "l'aver sconvolto i mercati mondiali, spendendo 372 miliardi a sostegno della propria agricoltura, 20 miliardi di dollari per gli eccessi di consumi dovuti all'obesità, mentre il conto degli armamenti nel 2006 è arrivato a 1.200 miliardi di dollari". Fao e Onu chiedono i non solo interventi di carattere umanitario dovuti all'emergenza, ma anche misure strutturali a lungo termine (il microcredito ai piccoli produttori; mezzi di produzione, incluse sementi e fertilizzanti, per arrivare in tempo alla stagione della semina di quest'anno) perchè - spiega Diouf - "il problema della sicurezza alimentare è un problema politico, una questione di priorità tra i bisogni umani, e le scelte fatte dai governi determinano anche l'allocazione delle risorse".

Ahmadinejad e Mugabe attaccano Onu e occidente. Dal palco della sala conferenze della Fao oggi sono intervenuti i principali capi di stato. Per il leader argentino Christina Kirchner "il problema non sta nella produzione ma nella distribuzione del cibo". D'accordo il presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva, per il quale "la soluzione non è nel protezionismo ma nell'eliminazione dei sussidi" e "in un cambio radicale del modo di pensare e agire" rappresentato dal bioetanolo. Nicolas Sarkozy che ha annunciato il raddoppio degli aiuti della Francia. Sul fronte del biofuel, il presidente egiziano Hosni Mubarak ha però ribadito che "non devono togliere spazio alle colture di cereali per l'alimentazione". Il premier spagnolo Jose Luis Rodriguez Zapatero ha proposto alla Fao un nuovo vertice in autunno per mettere a punto una "carta della sicurezza alimentare".

Ma gli interventi più attesi della giornata erano, nemmeno a dirlo, quelli del presidente Mugabe (Zimbabwe) e del leader iraniano Mohamud Ahmadinejad, due presenze non proprio gradite che hanno complicato non poco la vita del summit e della capitale. Mugabe, il dittatore dello Zimbabwe che tra pochi giorni avrà il ballottaggio dopo un primo turno finito nel sangue, ha usato il podio della Fao per tentare un'ultima propaganda. "Le sanzioni imposte dall'occidente hanno ridotto il mio popolo in miseria con il solo scopo di abbattere il mio governo" ha detto Mugabe aggiungendo di essere riuscito comunque a "distribuire terra ai contadini" e di "aver costruito dighe". Per Ahmadinejad la gravissima crisi alimentare è responsabilità delle "volontà diaboliche" che operano nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

Biocarburanti e sussidi, i nodi del summit. Sono almeno sette i nodi che gli sherpa delle 183 delegazioni dovranno cercare di sciogliere nel documento finale di giovedì. Deve essere trovato un modo per dare "nuova centralità all'agricoltura" visto che il 70 per cento dei poveri viono in zone rurali e in venti anni gli aiuti sono scesi del 56 per cento. Vanno studiate "nuove sovvenzioni all'agricoltura" perchè la produzione agricola dei mercati domestici è "un fattore cruciale per la sicurezza alimentare". Sembra difficile trovare una soluzione sui biocarburanti: troppe posizioni divergenti, troppi interessi in ballo eppure è la causa prima delle crisi alimentare. Non c'è accordo neanche riguardo all'effettiva influenza dei biocarburanti sull'impennata dei prezzi delle materie prime agricole: il 3% secondo gli Stati Uniti, il 5% secondo la Fao che prevede un incremento della loro influenza fino al 15%. La raccomandazione della Fao
è che "i singoli Stati tengano sempre ben presenti, insieme all'incremento delle superfici e delle produzioni, anche la sicurezza alimentare globale". Un po' debole, in effetti. Più facile invece l'accordo su "l'incremento della produzione agricola che passa dagli investimenti sulle infrastrutture dell'agricoltura". In Africa è coltivato solo il 4 per cento del territorio. Infine l'export: basta con dazi e blocchi nell'import e export e esportazioni che "inaspriscono la spirale dei prezzi".
 
 
6/1/2008

una banca che non ti chiede interessi,in svezia si puo!

ecco il video trasmesso da report :
 
 
come sarebbe bello avere banche cosi
5/25/2008

é giusto il pugno di ferro a Napoli !

A Napoli e in Camapania è giusto attuare il pugno di ferro!i problemi che attenagliano la regione grazie alla camorra sono troppi e il problema principale è la spazzatura,quindi è arrivato il momento di prendere delle decisioni che siano anche inpopolari ma che ormai devono essere prese perchè il governo non puo lasciare che i napoletani vivano nella merda piu completa,in mezzo allo schifo della loro pattumiera.
ormai come sostiene Maroni il tempo del dialogo è finito!no bisogna fermarsi davanti alle proteste dei cittadini,ora è il momento d'agire a costo di scontentare i cittadini,ma infondo chi è mai contento di vivere affianco a una discarica?nessuno!ma pero bisogna averle se no si finisce come Napoli,i cittadini non ne saranno felici,ma è obbligatorio fare le discariche e i temovalorizzatori prima che la situazione sia inrriparabile, icittadini campani non possono pensare di produrre spazzatura e di non smaltirla entr i confini della propria regione.
Insomma la decisione del governo Berlusconi con la collaborazione di Maroni e Bertolaso è il modo giusto per togliere Napoli e la sua regione dal problema immodinzia,ormaiè tutto piu o meno deciso,dieci siti temporanei di smaltimento intanto che si costruiscono i termovalorizzatori che risolveranno i problemi della Campania,la militarizzazione delle aree interessate e tutela dei siti,insomma tentare d entrare in una discarica saracome tentare d entrare in una caserma e sara un reata militare,quindi verra punito,insomma sembra che la prima decisione del governo berluscono sia una decisione saggia e ferma,cosa che era mancata completamente al governo prodi sull argomento rifiuti a Napoli,con la conseguenza che a napoli dopo mesi hanno ancora la pattumiera per strada
5/21/2008

i rom non hanno mai dichiarato guerra a nessuno

ieri sera sentendo un affermazione di Maurizio Crozza a Ballaro ho rabbrividito dalla cazzata mostruosa che ha detto riferendosi ad alcuni esponenti della Lega.
Crozza ha esclamato che la Lega ha dichiarato guerra hai rom l unico popolo pacifico al mondo,l unico popolo che non ha mai fatto una guerra con nessuno,un affermazione che secondo me è abberrante!un affermazione qualunquista di sinistra!insomma è facile non essere razzisti senza guardare i dati e i danni che provocano le comunità rom nel nostro paese,stupri,rapine,scippi,accottonaggio fatto da bambini ecc.. di sicuro non faranno guerre ad altri popoli ma dove vanno provocano di sicuro grossi danni,difatti da quando la Romania è entrata in europa i rom si sono spostati in altri paesi europei andandosene dalla romania il risultato quale è stato ?
che la popolazione in Romania è diminiutita,sopratutto i rom e che la criminalità senza quasi piu traccia dei rom è diminuita del 30 %,cioè di quasi un terzo!quindi in casi di popoli come quelli dei rom che sono molti di piu i danni che provocano che i benifici che portano a un paese come non si fa ad asserire che bisogna tenerli sotto controllo,che non sono un problema per un paese?perchè l Italia non ha firmato un trattato per farli entrare nel nostro paese con delle precise moratorie piano piano come hanno fatto altri paesi?non è stato frutto di un qualunquismo di sinistra del governo prodi la seclta di non firmare?
qualunquismo come quello che ha portato Crozza ad asserire quelle parole ieri sera,insomma vorrei vedere cosa direbbe sui rom se ce li avesse come vicini di casa...e poi se ne puo riparlare,ma dire una frase del genere senza averne subito i diretti problemi che i rom e i loro campi portano rende facile fare i qualunquisti come ieri sera Crozza
 
5/20/2008

Processo berlusconi-Mills "non vogliono il patteggiamento ",sarà vero?

L'avvocato del premier Silvio Berlusconi, il deputato del Pdl Niccolò Ghedini, ha negato oggi che il suo cliente intenda approfittare di una norma che permette di chiedere a posteriori il patteggiamento e che dovrebbe essere approvata domani dal Consiglio dei ministri insieme al decreto sicurezza.La norma ha sollevato critiche dall'opposizione, che ha accusato Berlusconi di aver utilizzato il contenitore del pacchetto sicurezza per inserire una regola "ad personam" che potrebbe tornargli utile nell'ultimo dei processi in cui il premier è imputato davanti al tribunale di Milano con l'accusa di corruzione in atti giudiziari dell'avvocato britannico David Mills."E' una pazzia, nessuno dotato di un minimo di buon senso può pensare che vogliamo patteggiare (nel processo Berlusconi-Mills)", ha detto oggi Ghedini ai cronisti. "Vogliamo che Berlusconi venga assolto. Dire che questa legge è praticamente fatta ad hoc per noi è una speculazione politica indecorosa", ha aggiunto l'avvocato del premier.La norma, contenuta nel decreto sicurezza che sarà approvato domani durante una seduta del Consiglio dei ministri che si terrà a Napoli, prevede la possibilità per chi è imputato per reati commessi prima del 31 dicembre 2001 di chiedere la sospensione del dibattimento per due mesi per valutare se richiedere il patteggiamento, anche qualora il processo sia già in fase avanzata di dibattimento.

5/15/2008

I condannati del nuovo parlamento ( 2008 )ecco la lista

  • Berruti Massimo Maria (FI)
  • Bonsignore Vito (Udc - Parlamento Europeo)
  • Borghezio Mario (Lega Nord - Parlamento Europeo)
  • Bossi Umberto (Lega Nord)
  • Cantoni Giampiero (FI)
  • Carra Enzo (PD)
  • Ciarrapico Giuseppe (PDL)
  • De Angelis Marcello (AN)
  • Dell’Utri Marcello (FI)
  • Farina Renato (FI)
  • La Malfa Giorgio(FI-PRI)
  • Maroni Roberto (Lega Nord)
  • Nania Domenico (AN)
  • Papania Antonio (PD)
  • Naro Giuseppe (UDC)
  • Sciascia Salvatore (FI)
  • Tomassini Antonio (FI)
  • questa è la lista dei 17 condannati in via definitiva,se vuoi saperne di piu su cosa hanno fatto consulta il sito di Beppe Grillo a questo link: http://www.beppegrillo.it/documenti/parlamento_pulito_2008.pdf

    5/12/2008

    Intervista travaglio a che tempo che fa

    ecco i link del video dell intervista che Marco Travaglioa che tempo che fa che ha suscitato molte polemiche in questi giorni,guardate e giudicate voi
     
    video 1 :http://it.youtube.com/watch?v=LmuGJ18pksg
     
    video 2 :http://it.youtube.com/watch?v=ghnId460NLg
     
    video 3:http://it.youtube.com/watch?v=n-u4dOGSgf4&feature=related
     
    speriamo che Travaglio non abbia detto cazzate perchè sarebbe un peccato se si fosse sbagliato o avesse detto delle ilazioni inutili su Schifani visto che è uno dei pochi giornalisti che in italia fa strabene il suo lavoro.anche se credo che anche questa volta non abbia commesso errori ma che stia pagando il fatto d avre detto la verità
    5/10/2008

    basta terroristi in tv !

    come si fa a non essere d accordo con il presidente della repubblica che in un discorso vibrante di sdegno e a tratti interroto dalla sua commozione ha detto hai microfoni del suo discorso per il ricordo per le vittime di stragi e del terrorismo che non è giusto dare a oggi voce agli ex terroristi nelle tribune politche,ma la possibilità di parlare va data alle vittime delle stragi che hanno provocato,alle famiglie distrutte dalla loro violenza.
    come si fa a dare voce in tv a gente del genere ? a ex terroristi riciclati del cazzo ?perchè ex terroristi degli anni di piombo devono dare in tv la spiegazione delle loro pessime azioni ?
    sono 378 i morti che hanno causato in quegli anni,dopo tutto il male che hanno fatto l Italia come si permettono di giustificarsi?dovrebbero solo vergognarsi,loro e chi li da voce,pero ieri almeno il presidente napolitano ha saputo con il suo discorso dare il giusto ricordo alle vittime degli anni di piombo e lo sdegno piu totale verso i carnefici di quegli anni
    5/9/2008

    Peppino Impastato ucciso dalla mafia 30 anni fa.

    Non si era mai vista una manifestazione antimafia così nutrita". Le parole di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, hanno salutato il corteo che ha ripercorso l'ultimo tragitto fatto con la sua auto dall'ex militante di Democrazia proletaria prima di essere assassinato dagli uomini di Tano Badalamenti, la notte tra l'8 e il 9 maggio di trent'anni fa.
     Dalla vecchia sede di Radio Aut, a Terrasini, le oltre seimila persone dietro lo striscione con su scritto "La mafia uccide il silenzio pure", hanno raggiunto Cinisi, dove la manifestazione si è conclusa davanti alla casa natale di Peppino Impastato, a 'cento passi' dall'abitazione del boss Badalamenti, come ricorda il titolo del film di Marco e Tullio Giordana.Un importante punto di memoria e raccordo delle diverse esperienze antimafia e di impegno civile che è stato trasformato da Giovanni Impastato, nella "Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato", intitolata anche alla madre che fino alla morte nel 2004 si è battuta per ottenere verità e giustizia. Solo nel 2002 Badalamenti fu condannato all'ergastolo come mandante del delitto, per anni archiviato come un incidente da inquirenti che avevano preso per buona la messinscena dei mafiosi: il cadavere di Impastato, esponente di Democrazia proletaria, era stato abbandonato sui binari nei pressi della stazione di Cinisi, come se fosse morto durante un attentato dinamitardo che stava preparando.

    Fra la folla anche l'ex leader di Dp, Mario Capanna, un gruppo in rappresentanza del comitato "No Dal Molin" e uno di quello "No Tav". Luisa Impastato, nipote di Peppino, ha distribuito quattromila fiori, gerbere donate al forum sociale antimafia, da un'associazione pugliese. Presente anche Francesco Caruso, espressione dei movimenti no global. E poi i vecchi compagni di Peppino e tanti giovani del movimento antimafia rinato negli ultimi mesi a Palermo. Nel corteo, che all'ingresso a Cinisi ha intonato "Bella ciao", tante bandiere rosse. Ma lungo la strada dei "cento passi" la maggior parte delle finestre sono rimaste ancora una volta chiuse e pochissime persone si sono affacciate.

    "Cinisi ha fatto una scelta antimafia chiara, non è più dalla parte di Tano Badalamenti, ma si riconosce in Peppino Impastato", ha detto il sindaco Salvatore Palazzolo annunciando che "L'aula del consiglio comunale sarà intitolata a fine giugno a Peppino Impastato".
    5/8/2008

    intervista Saviano da fazio

    è un po vecchia come intervista ma è interessante sentirla:
    ecco i link dei tre video:
    http://it.youtube.com/watch?v=8wRptJsGDJc ( prima Parte intervista )
     
    http://it.youtube.com/watch?v=J9zfsem2o1A ( seconda parte intervista )
     
    http://it.youtube.com/watch?v=FBgKeOIyuAk ( terza parte intervista )
    5/6/2008

    Addio Pizzo

    Questo è il motto di addio pizzo " un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità "
     
    cos è addio pizzo?

    Addiopizzo è un movimento aperto, fluido, dinamico; è formato da tutte le donne e gli uomini, i ragazzi e le ragazze, i commercianti e i consumatori che si riconoscono nella frase "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità".

    Addiopizzo è anche un'associazione di volontariato espressamente apartitica e volutamente "monotematica", il cui polo d'attrazione è la lotta alla mafia, e in particolare al racket delle estorsioni.

    come è nato questo movimento?

    l mattino del 29 giugno 2004, su centinaia di piccoli adesivi listati a lutto attaccati dappertutto per le strade del centro, Palermo ha letto per la prima volta questo messaggio:
    UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO È UN POPOLO SENZA DIGNITÀ.

    Il giorno dopo tutti i telegiornali regionali aprivano con questa notizia, in Procura i Pm che si occupano delle indagini sul racket si riunivano con i carabinieri per cercare di capire chi fosse l’autore dell’adesivo, e il prefetto di Palermo Giosué Marino convocava in prefettura il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. C'erano il procuratore generale, il comandante provinciale dei carabinieri, quello della guardia di finanza, il questore e i rappresentanti di Confcommercio, Assindustria e Confesercenti. Durante la conferenza stampa che seguì, un rappresentante di Confcommercio dichiarò che avrebbero fatto istituire subito un nuovo numero verde per raccogliere le denunce anonime (la Confesercenti ne aveva disattivato uno poche settimane prima perché non chiamava mai nessuno; quello nuovo non avrebbe avuto migliore fortuna) e la Camera di Commercio fece sapere che avrebbe fatto nascere un comitato di monitoraggio del fenomeno e di sostegno a commercianti e imprenditori.
    L’adesivo non era firmato e tutti pensarono all’iniziativa di qualche commerciante. Ma si trattava del clamoroso gesto di sette cittadini poco meno che trentenni.

    Noi, gli ideatori dell’iniziativa, spiegammo le nostre motivazioni con un’intervista al Giornale di Sicilia e con una lettera aperta alla città, pubblicata integralmente dall’edizione cittadina di La Repubblica del primo luglio. Per fare un breve e parziale punto della campagna che, tra alti e bassi, continua coinvolgendo numerose decine di cittadini, non possiamo non riproporre la nostra lettera:

    “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità.
    Attaccando dei semplici adesivi speriamo di affermare tra le strade della città una verità che pensiamo debba essere di dominio pubblico. La nostra pratica è un piccolo e fragile segno di implicita resistenza.
    Si è detto che la mafia, militarmente e non solo, stava per essere sconfitta dallo Stato. Qualche altra volta ci siamo sentiti dire che con i mafiosi in qualche maniera ci dobbiamo convivere, che entro certi limiti la malavita organizzata è una cosa fisiologica. Oggi invece si parla sempre meno di mafia, usura e racket, termini che rischiano di cadere in disuso. Ma la verità noi siciliani la sappiamo bene: ogni esercizio commerciale che fa un buon fatturato, se non è “amico degli amici”, deve pagare il pizzo. Tutti, nessuno escluso. Poco magari, ma tutti versano denaro “per essere protetti”. Tutto ciò è saputo da tutti i siciliani. E quotidianamente dimenticato.
    Quando giornalmente facciamo la spesa pensiamo forse che comprandoci semplicemente di che vivere abbiamo appena lasciato denaro anche alla mafia? Certo che no, eppure è così. Se i panifici, i negozi d’abbigliamento, i tabacchi, i bar, le carnezzerie, i negozi di forniture per uffici, le pescherie, le librerie, le gelaterie, i cinema, i fiorai, i negozi di giocattoli, le onoranze funebri e chi più ne ha più ne metta, sono costretti a pagare il pizzo, lo fanno con i soldi che tutti quanti spendiamo in questi esercizi commerciali. Se una percentuale del loro guadagno va alla mafia, una percentuale, seppur minima, dei nostri soldi va alla mafia. I commercianti pagano per non aver bruciato il locale, o perché soggetti a continui atti di intimidazione. Tutti gli altri pagano, paghiamo per “aver protetta” l’integrità della nostra coscienza dalla consapevolezza che siamo schiavi di un sistema capillare di violenta prevaricazione. Paghiamo per dimenticare che l’insieme di tutti i passi che percorriamo quotidianamente per fare la spesa definisce le maglie della rete economica con la quale la mafia si sostenta e ci opprime.
    Perché accade tutto ciò? Ci sono molteplici spiegazioni, storiche, sociologiche, psicologiche, economiche e politiche. Ma quasi tutte presuppongono un punto di vista esterno, neutro e oggettivo che non tira mai in ballo il soggetto che cerca di definire il fenomeno mafia. Se un siciliano vuole dare un giudizio sulla mafia, in una maniera o nell’altra, dovrebbe darlo anche su sé stesso, sulla sua maniera di stare insieme agli altri. La mafia è innanzitutto una questione che riguarda i siciliani, e da siciliani, cioè da membri di quella comunità che crea e subisce la mafia, allora pensiamo: il nostro popolo ha creato e si è sottomesso alla mafia. È perverso: si è fatto schiavo di sé stesso. Ma forse in realtà non ci si sente un popolo, cioè veri siciliani, o più probabilmente, non si ha la forza e il coraggio di esserlo. Ognuno pensa per sé e nella migliore delle ipotesi ci aspettiamo che lo Stato arresti tutti i boss, come se non fossimo a conoscenza del retroterra di degrado culturale e sociale nel quale vengono incubati i mafiosi che verranno. Perché tutti quanti, più o meno indirettamente, paghiamo il pizzo? Ci abbiamo pensato su un po’ e abbiamo detto: siamo un popolo senza dignità. Da questa strana risposta abbiamo capito che ci sentiamo parte di una moltitudine che subisce molto e capisce poco. Dalla semplicità di questa risposta, che in realtà è una semplice affermazione di principio, c’è venuta l’idea di attaccare gli adesivi. Vorremmo proporre questo principio per spiegare in maniera diversa il fenomeno mafia, ma prima vogliamo sapere che cosa ne pensano gli altri siciliani. Essendo dei “signor nessuno” ci siamo presi lo spazio che ci serviva per esprimere il nostro pensiero. Abbiamo conservato l’anonimato perché non intendiamo capitalizzare alcun consenso per diventare “qualcuno”, ma soprattutto perché speriamo che siano in tanti a fare la stessa cosa. Per noi non conta che sia un politico, Tizio o Caio, a fare questa affermazione di principio, ma una moltitudine di siciliani. La responsabilità della situazione degenerativa in cui tutti noi viviamo, non è solo dei commercianti, ma di tutta la società di cui anch’essi fanno parte. Non si può chiedere a un singolo cittadino, o commerciante, di immolarsi per la causa. Se tutti noi ci ribellassimo e reagissimo, non ci sarebbe più bisogno di eroi o martiri. Ricordate dopo le stragi del '92 la frase che divenne, in quel frangente storico, il simbolo della lotta alla mafia? Diceva le vostre idee cammineranno sulle nostre gambe. In quei mesi sembrò che qualcosa potesse cambiare, ma se ci fossimo riusciti veramente non saremmo oggi in questa situazione di sudditanza al fenomeno mafioso. Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità: quando questo principio sarà nella testa e nel cuore di tutti i siciliani, riscoprendo l’amor proprio, ci saremo liberati del cancro mafioso.
    Questa, almeno, è la nostra convinzione. Siamo uomini e donne abbastanza normali, cioè ribelli, differenti, scomodi, sognatori.
    La parola al popolo siciliano.”
    Con questa comunicazione, figlia di discussioni, passione, scarsezza di mezzi e ingegno, abbiamo creato uno spazio per un dibattito pubblico. In televisione, alla radio, nei giornali, tra le strade, nei luoghi di lavoro, a scuola e nelle case, la città è stata costretta a infrangere uno dei suoi tabù: parlare di pizzo.
    Tutti gli esperti di comunicazione che si sono occupati inizialmente del fenomeno hanno giudicato un’ingenuità il fatto di aver subito rilevato la nostra identità: neolaureati e lavoratori alle prime armi.
    Effettivamente se avessimo aspettato una settimana, l’anonimato del gesto avrebbe tenuto la tensione e l’attenzione alte per un periodo più prolungato. Ma avrebbe anche alimentato un’illusione, cioè che qualche commerciante cominciasse a dare segni, se non altro, di insofferenza. Il semiologo Marrone ha sostenuto che: “Dichiarando quasi subito chi erano hanno fatto un errore banale e hanno ucciso il loro mito”.
    Effettivamente abbiamo privato il senzazionalismo dei media di un “mito”, ma facendo così abbiamo permesso immediatamente ai nostri coetanei di potersi identificare con gli autori del gesto (e quindi di emularli), e soprattutto abbiamo subito tirato in ballo un soggetto mai tenuto in considerazione quando si parla di pizzo: il consumatore. Gli “attacchini” (fra di noi ci chiamiamo così), rispetto al problema del pizzo non sono altro che consumatori. Questa è una delle principali e più importanti novità di questo fenomeno.
    Un sociologo della comunicazione di massa, il professore Abruzzese ha colto nel nostro gesto il rischio dell’approssimazione perché: “ ci sono quelli che pagano il pizzo, ma c’è altrettanta gente che non lo paga”.
    Estremizzando questo ragionamento, un esperto di comunicazione molto presente in tv, Kaus Davi, ha sostenuto che la nostra generalizzazione “manda avanti un pregiudizio degno dei nazisti”. Ma a parte questo ultimo ridicolo fraintendimento, se i dati ufficiali dicono che a Palermo otto commercianti su dieci pagano, chi è che non paga? E se è vero, come è vero, che la mafia rappresenta una netta minoranza della società siciliana, perché lasciamo che accada tutto ciò? Perché?
    Il nostro anonimato era, ed è, finalizzato alla diffusione della pratica. La riproducibilità del gesto è insita all’idea stessa, e i fatti ci hanno dato, almeno parzialmente, ragione: pochi giorni dopo gli stessi adesivi comparvero a Vibo Valenzia. Dal quel giorno la pratica continua a diffondersi lentamente tramite il passaparola, il web e l’emulazione, e ha coinvolto un numero di cittadini tale che sarebbe forse più corretto parlare di una campagna senza firma, senza copyright, aperta a tutti i cittadini che a titolo individuale vogliano farne parte. Di fronte a questo fenomeno più che sul chi, ci si dovrebbe interrogare sul cosa: una pratica collettiva che coinvolge diverse decine di cittadini/consumatori, organizzati in piccoli gruppi. Gli attacchini che (bene o male) si conoscono reciprocamente, a tutt’oggi, sono più di cinquanta, ma sappiamo per certo che a Palermo ci sono altri gruppi attivi che non conosciamo, come non conosciamo i ragazzi di Alcamo che a settembre hanno attaccato nella loro città gli stessi adesivi (mentre attraverso il passaparola gli adesivi sono arrivati a Bagheria, Casteldaccia e Capaci).
    Sull’edizione palermitana di La Repubblica del cinque settembre Nino Alongi pur trovando lodevole l’iniziativa degli adesivi si domandava: “Che si sia inabissata oltre la mafia anche l’antimafia?”. E’ una domanda legittima e pertinente, ma sarebbe forse più produttivo domandarsi: sta forse emergendo una nuova forma di antimafia? Forse, ma comunque è ancora troppo presto per dirlo.
    Noi per il momento possiamo solo raccontare che già a fine luglio tra amici, conoscenti e gente dalla quale avevamo deciso di lasciarci trovare eravamo diventati una trentina, e infatti si fecero un altro paio di uscite. Del resto avevamo ancora la gran parte dei 5000 adesivi che avevamo fatto stampare, e molta delle persone che andavamo conoscendo avevano a loro volta degli amici da coinvolgere, fin quando non si trovò un posto abbastanza grande per far incontrare e far discutere una quarantina di persone. Ci si vide due volte, si ragionò a fondo e si decise di fare degli striscioni che poi quattro squadre da cinque misero su alcuni dei ponti lungo la circonvallazione della città, mentre gli altri attaccavano ancora una volta gli adesivi. Tutto ciò per l’anniversario dell’uccisione di Libero Grassi, infatti sugli striscioni c’erano frasi come questa: Un intero popolo che si ribella al pizzo è un popolo Libero.
    Quella notte, inoltre, mettemmo on line il sito www.addiopizzo.altervista.org che tra le altre cose contiene la seguente lettera:
    “Le azioni portate a termine la notte tra il 28 e il 29 agosto sono state discusse, concepite ed eseguite da alcune decine di individui che si riconoscono nell'affermazione “un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, e che condividono la pratica di attaccare tra le strade della Sicilia gli adesivi che riportano questa frase.
    Per un anno cercheremo di far diffondere il più possibile questa pratica, mettendo l’adesivo a disposizione di tutti insieme ad altri materiali e informazioni.
    Durante quest’anno immaginiamo una gran moltitudine di uomini e donne che, grazie anche alle nostre azioni e a questo sito, potranno riflettere e informarsi sul racket mafioso. E quindi decidere se scaricare, stampare e attaccare a loro volta l’adesivo.
    Apparteniamo a due differenti generazioni, ma siamo principalmente studenti, giovani in cerca di una prima occupazione e lavoratori alle prime armi.
    Siamo mossi da idealità, entusiasmo, rabbia e amor proprio. E dalla preoccupazione per le difficoltà che ci creerà la mafia quando entreremo (si spera!) nei luoghi produttivi e decisionali della Sicilia.
    Ricerchiamo nuove forme di lotta per liberare le nostre menti e tutto il territorio siciliano da ogni forma di dominio mafioso.
    Come risulta chiaro dagli studi del Centro Impastato, quando si parla di Cosa Nostra si può senz’altro parlare di “signoria territoriale” come connotazione istituzionale, assolutamente fondamentale per definire il fenomeno mafioso, che risulta dal convergere dei seguenti elementi:
    1. un sistema di violenza e di illegalità
    2. l’accumulazione del capitale
    3. l’acquisizione e la gestione di potere politico
    4. un codice culturale e un relativo consenso sociale
    Le nostre azioni hanno a che fare con il punto 4, con la speranza che le istituzioni, le forze dell’ordine e i politici onesti rilancino con nuovo vigore la lotta ai primi tre punti.
    Il nostro obiettivo è erodere il consenso di cui gode la mafia nell’estesa “zona grigia” della nostra società.
    Per l’esattezza, il nostro obiettivo critico è il beneplacito della popolazione di cui si avvantaggia il connivente della Cosa nostra degli assassini.
    Le nostre azioni vogliono porre un argine al silenzio, sono atti di ribellione alla sottocultura mafiosa e una forma di dissociazione attiva dall’indegno quietismo che si è consolidato soprattutto attorno al problema delle estorsioni mafiose.
    Abbiamo quindi scelto l’anniversario del vile assassinio di Libero Grassi, l’imprenditore che pagò con la vita la sua ribellione al racket, per provare a lanciare in tutta l’Isola una “guerriglia comunicativa a bassa intensità” contro il pizzo, una campagna della durata di un anno.
    Per sconfiggere la mafia, la lotta al racket ha un ruolo strategico. Attraverso il pizzo, infatti, la mafia controlla in maniera capillare tutto il territorio. Ecco alcuni eloquenti dati:
    • Per la Procura di Palermo, l’80% dei commercianti di Palermo paga il pizzo. E la media regionale si attesta sul 70%.
    • Secondo i dati di Confesercenti, in Sicilia le vittime dei ricatti mafiosi sono circa 50mila (160mila in tutt'Italia).
    • L'Eurispes calcola che dal pizzo la mafia guadagni circa 10 miliardi di euro l’anno (6 dei quali con il racket delle campagne: restituzione di attrezzature e macchinari rubati nei campi, gestione illegale delle risorse idriche).
    Soltanto questi dati dovrebbero fare capire che il pizzo non è solo un problema degl’esercenti e degli industriali.
    Noi parliamo di intero popolo per non colpevolizzare a priori nessuna categoria e per richiamare l’attenzione sulle responsabilità collettive di tutti quanti.
    Il pizzo rappresenta solo il 16% dei guadagni illegali della mafia, ma la gravità del fenomeno va al di là delle cifre.
    Pretendendo il pizzo, la mafia di fatto afferma la sua signoria sul territorio, è come se chiedesse una tassa, perché ritiene il territorio cosa sua, si considera padrona di esso e quindi chiede del denaro per “concedere” il diritto al lavoro.
    Il pizzo non è soltanto un danno all’economia dell’intera regione, è il simbolo della negazione della sovranità del popolo siciliano.
    A fronte di tutto ciò, con i nostri adesivi e le altre azioni analoghe cerchiamo di dare alla realtà il suo nome, la descriviamo e lasciamo agli interpellati il compito di decidere. Anche sull’opportunità di aderire, in quanto semplici cittadini, alla campagna che intraprendiamo e lanciamo.
    Per un anno cercheremo di far diffondere il più possibile la pratica di attaccare tra le strade della città l’adesivo che mettiamo a disposizione di tutti in questo sito, insieme ad altri materiali e informazioni.
    La rete che speriamo si verrà a configurare sarà senza vertici, e senza un centro ben definito e stabile.
    Attaccare questi adesivi per una anno, quando e dove ogni singolo gruppo o individuo crede e ritiene opportuno, sarà una maniera per scuotere le coscienze e alimentare il confronto critico.
    Tutto ciò è il contributo che intendiamo dare a un nuovo corso che speriamo si avvii presto: un processo di autoeducazione popolare finalizzato alla liberazione delle menti e del territorio dalla mafia.”
    E il sito è uno dei principali strumenti che i promotori della campagna hanno messo a disposizione di questo processo, infatti contiene anche i recapiti di tutte le associazioni antiracket siciliane, il numero verde del Ministero dell’interno, un file scaricabile che contiene il testo della legge 23 febbraio 1999, n. 44 (Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura), un po’ di documentazione utile per conoscere meglio il fenomeno e una ricca (sebbene incompleta) rassegna stampa.
    Prima di concludere, una menzione meriterebbe anche un altro messaggio meno fortunato. Durante la festa della patrona di Palermo attaccammo vicino a molte chiese e lungo una parte del percorso della processione un adesivo con su scritto: “Santa Rosalia liberaci dal pizzo!”. Questa azione, come era prevedibile, non ha avuto la stessa fortuna mediatica della prima, ma non essendoci mai sopravalutati, non ce ne siamo fatti un particolare cruccio. Anche se questo messaggio non ha funzionato, prima o poi si dovrà discutere ampiamente anche di questo: malgrado molti sacerdoti conducano da anni una lotta individuale contro la mafia, e che i teologi parlino di Cosa nostra come una struttura di peccato, non esiste ancora una Pastorale specifica contro la mafia. Questo fatto è avvertito come una mancanza anche da quei laici che nella lotta alla mafia hanno trovato un importante punto di riferimento anche nei sacerdoti.
    Comunque, per concludere: gli attacchini in realtà sono pur sempre un numero insignificante, ma hanno un larghissimo consenso e spingono un gran numero di cittadini a riflettere e a discutere. Non pensiamo certo che ci si possa attendere di più da una pratica del genere. Che tutto ciò sia comunque importante e significativo ci è stato confermato anche dalle tante e-mail ricevute, tra le quali la seguente è una di quelle che ci ha incoraggiato maggiormente:
    “Non ho ben capito chi siete, ma ammetto che la cosa non riveste, a mio modo di vedere, determinante importanza. Preferisco immaginarvi come uomini e donne pervasi da elevato spirito civico, spinti da una molla che tutti i siciliani onesti possiedono ma che raramente scatta: quella di urlare ad un popolo intero di riappropriarsi di una dignità che gli spetta di diritto, di gettare le basi per un’unione dalla quale possa scaturire una forza travolgente.
    In altre parole qui la sostanza prepondera largamente sull’apparenza. Poco importa se avete i baffi o no, se portate gli occhiali o meno, se siete biondi o bruni… Mi basta l’intento, il messaggio lanciato, il richiamo alla coscienza. È per questo che vi mostro la mia solidarietà, che dico che un esempio come il vostro è certamente degno di apprezzamento, che merita continuità. Io non sono direttamente interessato al problema del pizzo; non possiedo un’attività commerciale né lavoro per una di esse. Però mi sono fermato a riflettere pensando che quando pago il conto della spesa finanzio in una certa misura le casse delle organizzazioni estorsive. Saluti.”
    E’ necessario riflettere sulla responsabilità collettiva della società siciliana di fronte a fenomeni largamente diffusi come quello del racket. Infatti, non si può pretendere che gli imprenditori denuncino i loro estorsori se l’ambiente socioculturale in ci vivono è indifferente al problema. Certo è che, se la società civile e la cittadinanza tutta assumessero un comportamento attivo di lotta e contrasto alla signoria di Cosa nostra, l’imprenditore reticente o compiacente avrebbe meno scusanti.
    Noi riteniamo quanto è nato dalla nostra iniziativa una delle espressioni di quella intelligenza e passione collettiva che – a fatica – si risveglia e si riorganizza, ci sentiamo parte di una storia popolare che lentamente si sta scrivendo dal basso, siamo parte di quella moltitudine di siciliani senza nome che in un precario equilibrio tra entusiasmo e disincanto in cuor loro sognano comunque una terra endemicamente ribelle ad ogni forma di sopruso, giusta, laboriosa e creativa. Quello che segue è il racconto di uno degli ideatori dell'adesivo, scritto nella notte fra il 28 e il 29 agosto, poco prima di andare ad attaccare uno degli striscioni con su scritto "Un intero popolo che si ribella al pizzo è Libero", e poi pubblicato sul numero zero della rivista Margini, pubblicata da Letteralmente.

     

    per saperne di piu o come aiutarli o per patecipare al movimento visita il sito www.addiopizzo.org

     

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    5/4/2008

    Errori di notifica

    negli ultimi giorni in tv e sui giornali si è parlato spesso degli errori di notifica commessi dalla magistratura,cioè in caso di reati praticamente certi per piccole irregolarità nella scritture delle notifiche giudiziarie o piccoli ritardi nella consegna vengono scarcerati spesso individui pessimi!veri e propri rifiuti della società che andrebbero corretti ad esempio Samid Abdel Ghani, il marocchino clandestino di 26 anni che un anno fa violentò una ragazzina di 14 anni o la scarcerazione di tre mafiosi avvenuta ultimamente al sud che minaccivano un imprenditore al fine di estorcerli denaro oppure la scarcerazione di 13 rumeni accusati di saccheggio per decorenza dei termini carcerari.
    Insomma gli esempi sono moltissimi,spesso troppo vergognasi tanto da non farmi sentire italiano,ma mi domando è possibile che nle 2008 con tutta la tecnologia che cè per degli errori di notifica o dei ritardi dettati dalla disorganizzazione del sistema si mettano in libertà dei criminali?è possibile che non vi sia soluzione?o non la si vuole trovare?è una vergogna!la nostra giustizia fa ridere è deve trovare urgentemente il modo di risanarsi,perchè non si possono lasciare liberi dei criminali
    4/30/2008

    domani primo maggio ( riflessione )

    domani primo maggio sara la festa del lavoro in tutta Italia e ognuno di noi festeggiera come meglio preferisce,chi con gli amici,chi in famiglia a un concerto o sentendo qualche discorso politico ecc..tutti almeno sentiremo un discorso che parlera di lavoro anche solo per caso girando tra un canale e l altro della tv chi ci parlera del pèroblema del precariato o dei salari troppi bassi o dissocupazione,tutti useranno grandi parole nei confronti dei lavorati,cantanti,sindacalisti e politici che sopratutto ci parleranno di morte bianche e di dati che sembranno dati di guerra,solo nei primi mesi del 2008 sono 469 morti bianche,un dato in aumento ogni anno purtroppo!
    sui palchi di tutta italia si spenderanno grandi parole per questi martiri del lavoro e ci racconteranno tutti per un giorno che nn si puo morire per circa 1000 euro al mese,che non ci devono essere morti sul lavoro!tutti gli anni ci raccontano queste cose i nostri politici ma in concreto cosa fanno?nulla!è semplice la risposta!
    non cambiano i sistemi per assegnare appalti,non applicano le leggi che dovrebbero difenderci d sul posto di lavoro,non ci difendono dal lavoro nero e non aboliscono il precariato,ecc....ogni anno la situazione peggiora sempre,di primno maggio in primo maggio i lavoratori perdono sempre piu diritti o per meglio li hanno ma non vengono difesi o migliorati,ma almeno domani come ogni primo maggio i politici ci avranno raccontato la loro favoletta,la loro idea di lavoro perfetoo ma siamo cosi sicuri che il 2 maggio si ricorderanno di noi?

    Il partito che non ce

    Il partito che non c’è. Queste le cifre. Camera: italiani aventi diritto di voto: 47.126.326. Voti validi: 36.452.305. Astenuti + schede bianche e nulle: 10.674.021, il 22,6%. Senato: italiani aventi diritto di voto: 43.133.946. Voti validi: 32.771.227. Astenuti + schede bianche e nulle: 10.362.719, il 24%. La diminuzione più importante, rispetto alle elezioni del 2006, meno 2.109.734, si è avuta al Senato. Quasi un italiano su quattro ha rifiutato le elezioni incostituzionali. Il terzo partito italiano. Gli anni ’90 hanno visto la fine delle ideologie, oggi assistiamo alla fine dei partiti. Uno alla volta ci stanno lasciando. Cadono come le foglie di un platano d’autunno. Lente, ma con volo sicuro. Partito comunista, partito socialista, partito (fuso) radicale, Democrazia Cristiana, Verdi, Alleanza (fusa) nazionale. Ne mancano pochi all’appello. I pidini sono mimetici, ad ogni elezione cambiano identità per non farsi impallinare dagli elettori. Sono carne e pesce, riso e formaggio, zuppa di fagioli e di tartaruga. Un bollito misto. Una Walterloo. Gli altri partiti non esistono. Sono voti nominali. Un nome per tutti e tutti i voti per uno. Ci sono Azzurro Caltagirone e Testa d’Asfalto. Boss(ol)i e la kriptonite Di Pietro. Sono partiti ad personam. Il futuro che ci aspetta è Highlander. Ne rimarrà solo uno. O forse nessuno. Basta aspettare sulla riva del fiume. Le liste civiche del blog crescono. Consiglieri comunali, per ora, a Treviso e a Roma. Sonia Alfano consigliere regionale in Sicilia. Risultati ottenuti senza pubblicità, senza fondi pubblici, senza televisioni, senza giornali. Ma con l’onestà, con il porta a porta, con la Rete. 407 città hanno già aderito ai referendum per una libera informazione in un libero Stato.
     
     
    4/28/2008

    I ricchi aumentano la fame ( nei prossimi anni si calcolano 100 milioni di morti per fame )

    dalla capitale del Ghana l onu si sveglia e s'accorge che quello che sta avvennedo in molti paesi del mondo è una catostrofe silenziosa,e scopre che l aumento della fame del mondo è vicinissima,un problema che nel prossimi anni coinvolgera piu di 100 milioni di persone provocata anche da quei continui rincari dei prezzi agricoli, imposti dalle economie “forti”, che seminano il panico provocando le attuali catastrofi umanitarie.
    Il segretario delle nazioni unite impegnato ad aprire lа dodicesima conferenza mondiale sul commercio е sullo sviluppo,lancia un messaggio ai potenti della terra ,annunciando la pericolosità di una “crisi a cascata” in tutto il mondo, se lа questione dei prezzi elevati dei prodotti alimentari non sarà gestita correttamente.
    Il Segretario generale delle Nazioni Unite spiega poi che tutto questo si ripercuoterà “sulla crescita есоnomica, il progresso sociale е lа stessa sicurezza politica mondiale”. “Non si può più aspettare - dice ancora - e di conseguenza la comunità internazionale deve avviare azioni urgenti per evitare conseguenze аnсоrа più gravi”.
    L’Onu, in tal senso, è chiamata a fare la sua parte coordinando quelle che il Segretario generale definisce come “risposte globali”. E’ anche vero però che sia all’interno delle Nazioni Unite che negli ambienti prettamente “scientifici” esistono e si sviluppano varie scuole di pensiero e che molti sono gli organismi internazionali che si confrontano sulla tragica questione della fame nel mondo.
    Difficile, in questo contesto, trovare una strada comune per affrontare le nuove sfide. Proprio perché il problema della fame è parte di una problematica più ampia: quella della povertà. E così il problema è anche quello di riportare la questione della denutrizione all’attenzione di un’opinione pubblica mondiale distratta e di governanti che non ne fanno una priorità. Questi, in sintesi, alcuni dei punti di rilievo avanzati nella sede dell’Onu.